D come Dante

Le parole di Nabu - 01-09-21

Edited by Edoardo Balacchi

La parola di settembre non può che essere DANTE.

L’abbiamo studiato, affrontato, amato, invidiato, abbiamo lasciato che la sua opera fluisse lungo i secoli per arrivare sino a noi come uno dei massimi esempi di letteratura mai concepiti.

In occasione delle celebrazioni per i settecento anni dalla sua morte, avvenuta il 14 settembre 1321, vogliamo oggi ricordarlo con due edizioni molto particolari di due opere in un certo senso minori rispetto alla “Divina Commedia”, entrambe pubblicate esattamente cento anni fa.

La prima è una stampa di gusto preraffaellita de “Il Canzoniere”: pubblicata dalle Edizioni STEN di Torino, rilegata in pergamena, è stampata su carta pesante decorata con grovigli di decorazioni floreali fra cui s’innestano incisioni monocrome di Dante Gabriele Rossetti.

Quello fra illustrazioni e testo è un matrimonio particolare che anche oggi non può lasciare indifferenti e che valorizza e celebra in modo prezioso un testo fondamentale della nostra letteratura.

La seconda opera di cui parliamo oggi è sicuramente uno dei più fulgidi esempi dell’età dell’oro dell’editoria. 
A inizio novecento, infatti, l’Istituto d’Arti Grafiche di Bergamo era molto attivo nella produzione di opere d’alto valore artistico, prevalentemente dedicate ai classici della letteratura illustrati da grandi nomi come Rackham o Dulac. Videro la luce nella loro stamperia, a titolo di mero esempio, “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare e “Le quartine” di Omar Khayyam.

Non poteva mancare nella loro wunderkammer un’edizione di pregio della “Vita nuova” di Dante. Per l’occasione confezionarono un cofanetto in cartone compatto inciso con una resa grafica quadrangolare del motto “Dantis amor”. Dentro, uno dei più bei libri che si possano incontrare nella propria vita: rilegato in seta ricamata, il volume si presenta come una rielaborazione in chiave moderna degli antichi manoscritti medioevali.

L’esibizione di lusso e ricchezza di questa edizione riesce a superare i già altissimi livelli delle altre opere targate Arti Grafiche Bergamo: è quasi sacra. Ogni illustrazione è bordata in oro, le pagine sono cesellate da intrecci e capilettera ornati, la carta  filigranata è stata ideata appositamente per questo volume, pubblicato solo in 1321 esemplari autografato dagli autori dei fregi e delle illustrazioni.

È incredibile assistere oggi alla ricchezza delle diverse lavorazioni chiamate in causa per comporre quest’omaggio e alla cura maniacale che contraddistingue tutto il libro, già a partire dal design del carattere utilizzato per la stampa, appositamente disegnato per questa pubblicazione.

Il libro inteso come oggetto di venerazione e di lusso in questo caso non è solo uno sfizio per pochi, è forse una delle più belle dichiarazioni d’amore che si possano fare a un artista eterno come Dante Alighieri: solo le Bibbie e pochi altri fortunati classici possono vantare una celebrazione di questo livello.

È qualcosa da leggere, toccare, ammirare, qualcosa in cui perdersi in un’ammirazione veramente senza confini.

Sorge spontanea una domanda: quest’anno cosa faranno gli artisti della carta per celebrare il più grande poeta di sempre? Spero fra cent’anni di essere ancora qui per raccontarvelo.

A rileggerci.

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